Regione Umbria

Riapre la Rocca-Centro per l'Arte Contemporanea

Pubblicato il 29 maggio 2020 • Cultura

Da sabato 6 giugno riprende l'attività della Rocca – Centro per l’Arte Contemporanea.

Fino al 28 giugno la fortezza ospiterà la mostra “Linee d'Umbria”, curata da Giorgio Bonomi. L'esposizione, inaugurata lo scorso 22 febbraio prima della chiusura, aveva visto la presenza di un vasto pubblico.

“Linee d'Umbria” presenta una selezione di 25 artisti umbri, per nascita o per residenza, di varie tendenze stilistiche, varie modalità tecniche, varie generazioni anagrafiche: per questo si parla di “linee” al plurale. Nell’insieme viene documentata la pluralità delle diverse esperienze artistiche presenti nel territorio che è una “terra di maestri”: una regione piena di artisti di grande livello e spessore, documentati dai loro successi, in Italia e all’estero.

Sono presenti, così, opere di artisti già molto affermati, quali Giuliano Giuman, l’artista del vetro e del fuoco; Bruno Ceccobelli con un lavoro fortemente simbolico; Graziano Marini invece con un’astrazione dai colori lirici e Mario Consiglio che presenta un’opera composta con vari materiali. Allo stesso tempo sono presenti artisti, altrettanto bravi ma che, per ragioni anagrafiche o biografiche, hanno un’altra visibilità. Si presentano pittori dalle forti cromie come Ferruccio Ramadori; Sergio Cavallerin con la sua ironia “estroflessa”; Massimo Diosono con la sua nera cenere, Danilo Fiorucci con il nero del bitume accanto al colore. Diversa è la poetica di David Pompili che riprende, su un piano engagé, la pop art; e sulla stessa linea è il simbolico lavoro di Massimiliano Poggioni. Un altro tipo di “pittura” è quella di Laura Patacchia che sostituisce colori e tela con spilli e velluto; mentre pongono al muro l’opera anche lo scultore Marino Ficola e Lucilla Ragni che è pittrice, testimonianze, queste, dell’odierno superamento dei generi tecnici nell’arte.

Abbiamo poi una serie di scultori che operano con vari materiali: Eraldo Chiucchiù presenta una porcellana invetriata che appare come marmo; come l’opera, in calce solidificata, di Toni Bellucci; Tonina Cecchetti espone una sua “bambina” che se non è proprio cinica è certo ironica e inquietante. I due fratelli gemelli Auro e Celso Ceccobelli che lavorano assieme hanno creato un’opera che risente del ready made e di quello che Giulio Carlo Argan chiamava “bricolage”. Il duo, costituito dai coniugi Sandford&Gosti che lavorano a quattro mani, mostra una scultura “aerea” che pende dall’alto del soffitto, mentre Vittoria Mazzoni e Stefano Bonacci posizionano davanti a una loro scultura un loro disegno. Infine abbiamo le opere di tre giovani artisti: una poetica fotografia di Flavia Antoniazzi; una pittura “neoromantica” di Edoardo Cialfi e un “disegno” costruito con il filo di ferro di Gabriele Verducci.

“Con uno slittamento di programma e, al momento, senza inaugurazioni, riprendono dal 6 giugno le mostre presso la Rocca, visitabili con le dovute precauzioni che saranno indicate all'ingresso del Centro per l’arte contemporanea – dichiara l'assessore alla Cultura, Sara Pierucci – Un ringraziamento va al professor Giorgio Bonomi, sempre presente anche in questo periodo particolare”.

La stagione espositiva alla Rocca proseguirà dal 4 luglio al 30 agosto con la mostra personale (organizzata da FerrarinArte) di Marco Casentini, uno dei principali rappresentanti della pittura astratto-geometrica della generazione di mezzo.

Dal 5 settembre all'8 novembre saranno ospitate una parte delle opere della grande mostra su Gino Covili, con cui Umbertide vuole rendere omaggio al maestro emiliano, figura di spicco della pittura italiana del Novecento.

Dopo il successo della passata edizione, alla Rocca dal 14 novembre al 12 dicembre si svolgerà la seconda edizione di “Umbertid'Arte”, con artisti del territorio che presenteranno i loro lavori più recenti spaziando tra varie forme di espressive.

Infine, dal 19 dicembre al 17 gennaio l'appuntamento è con l'esposizione di Dante e Luca Baldelli. Questa mostra retrospettiva vuole valorizzare l'opera di due artisti, padre e figlio, a diverso titolo protagonisti della scena artistica locale e nazionale.